Inhumanity
La disumanità non sembra davvero un luogo in cui inciampi per caso. A prima vista, sembra un normale sito di video, ma quell’impressione svanisce rapidamente una volta che ci passi un po’ di tempo. Il contenuto non è pensato per intrattenere in modo confortevole. È pensato per provocare una reazione.
Ciò che definisce la piattaforma è il suo tono. I video spesso sembrano caotici, grezzi o volutamente scomodi. C’è pochissima rifinitura e quasi nessun tentativo di guidare lo spettatore dolcemente da un clip all’altro. Invece, il sito si appoggia alla sorpresa e all’imprevedibilità. Non sai mai esattamente cosa stai per vedere, e quella incertezza fa parte dell’esperienza.
Le persone che finiscono qui di solito non cercano storie, umorismo o formati familiari. Sono curiose degli estremi, di contenuti che si collocano al di fuori delle aspettative normali. Il sito non si spiega né ammorbidisce i suoi spigoli. Presuppone che lo spettatore sia già disposto a confrontarsi con materiale che può sembrare strano, inquietante o difficile da categorizzare.
La navigazione è semplice, quasi essenziale, il che aggiunge alla sensazione che l’attenzione sia interamente sui video stessi. Non c’è alcuno sforzo per rendere le cose piacevoli o rassicuranti. La disumanità esiste saldamente ai margini dei media online — non mainstream, non amichevole, e non cerca di esserlo.
Per alcuni, questo lo rende scomodo. Per altri, quell’atmosfera grezza e di spinta ai limiti è esattamente il punto.












